Nel biondo Tevere

06/08/18

Giorno 1

21.00 (UTC +1)

Fiumara

Siamo ormeggiati nella piazzola di uno dei tanti cantieri che si inanellano lungo le sponde del Tevere, alla sua foce naturale, Fiumara. Dopo 5h di navigazione da Santa Marinella, siamo entrati dalla sua foce e, risalendo la corrente, siamo approdati al Tecnomar, cantiere storico di Fiumara, qui da oltre 50 anni.

Il trasferimento è andato via liscio, con un bel vento al traverso che però generava quell’ondina sulla quale bisogna sempre prestare attenzione, per evitare straorzate. Perla ha volato, anche se carica come un mulo tra cambusa, taniche, i vestiti della Prodiera…

Abbiamo superato più volte i 6 nodi, con un’ottima media di 5.2. Devo raddoppiare la dose di biada a Perla!

Il Tevere ha sempre il suo fascino, anche se l’acqua che rilascia a mare non è certo invitante. A sx guardando la foce dal mare, c’è un vecchio faro, abbandonato. E’ un peccato… un faro è elemento vivo, parlante, rassicurante. Vedere i fari ben colorati, avvistabili da lontano sia di giorno che di notte, con i loro bagliori, è come essere portati per mano da chi sa la strada. Invece – e non so il perché, ma approfondirò – il faro di Fiumicino è lì, torre ferita senza più la sommità della lanterna, ormai vestiti di un mesto grigiore, senza le belle bande orizzontali bianche e rosse. Mio padre mi portava al faro, negli anni ’70, e sembrava una magia poter vedere quella lanterna così austera e importante per chi naviga. Chissà se mai tornerà a guidarci.

Il Tevere divide il Comune di Roma (zona di Ostia) da quello di Fiumicino (Isola Sacra). Nel risalirlo su Perla, si è presi prima dalla zona dell’Idroscalo (riva sinistra del fiume), dove “insediamenti umani spontanei” hanno nel tempo creato una zona di casette dalle forme più disparate, che vivono a diretto contatto con il fiume, subendone le bizze.  Nella sponda opposta, quella di Fiumicino, meno case ma molti “bilancioni”, attrezzature che dalla sponda permettono ai pescatori, con un grande braccio in legno o metallo, di calare una rete quadrata nel fiume, per poi ritirarla su velocemente per pescare. Sì,ma cosa? Ogni tanto si vedono saltare grossi cefali, ma si tratta sempre dell’acqua del Tevere…

Più avanti, su entrambe le sponde, iniziano i cantieri navali e le belle barche. Ce ne sono per tutti i gusti: Fiumara è uno dei più grandi porti d’Italia, anche se è un cosiddetto “porto canale”. Non ha cioè un bacino e dei sopraflutti, ma i suoi approdi, le sue banchini si svolgono lungo le sponde del fiume. Canados, Netter, Dolphin, Nautilus, Tecnomar sono tra i più noti. Quasi 3.000 barche ormeggiano qui.

Qui al Tecnomar c’è anche un ristorantino delizioso, il “Vela e Cucina”, gestito da MIchele e dalla figlia Marzia. Ottima cucina in un locale con tavoli all’aperto e al chiuso nella sala, dove spesso c’è anche musica dal vivo di qualità.

A proposito di musica, ho avuto una lezione di vita da uno degli ormeggiatori della Tecnomar, un ragazzo indiano gentilissimo e cordiale. Viene da una zona molto povera dell’India, dove non ci sono grandi cose, se non quelle essenziali. Era rimasto colpito dai musicisti che si alternano a “Vela e Cucina” e quindi un giorno che era libero era capitato in un mercatino, dove, dopo aver contrattato a lungo, si era comprato una vecchia chitarra classica usata per la incredibile cifra di 10 euro. Nel suo buon italiano mi ha detto “Per me il regalo più bello! E’ come se valesse migliaia di euro!”.

“Ma tu sai suonare?”, domando.

“No, ma mi basta sentire il suono delle corde, e io sto bene.”

Lezione di vita: le grandi soddisfazioni non hanno necessità di grandi oggetti o di raggiungere capacità immense, ma rispondono all’equilibrio di ognuno di noi e del suo proprio grado di felicità. Le classifiche lasciamole a chi ci deve speculare sopra, creando dei modelli di competizione che fanno solo male ai nostri ragazzi.

Domani si va verso Nettuno, a Nettuno piacendo!

BV, marinai!

ps. ho chiesto al ragazzo indiano se voleva avere qualche lezione gratis  da Lorenzo, mio figlio, Maestro di Musica appena laureato a Santa Cecilia, e con candore mi ha risposto “magari un giorno. Ora gli farei perdere tempo, intanto studio su YouTube”.

Potenza del web.