Ulisse e Circe

08/08/18

GIORNO 3

20.03 (UTC +1)

In rada davanti a porto di S.Felice Circeo

Eccoci al cospetto della Maga Circe, o meglio, del promontorio dove leggenda vuole che Ulisse da Itaca, l’astuto guerriero che con lo stratagemma del cavallo espugnò Troia, ma soprattutto l’errabondo navigatore che per decenni, volendo tornare a Itaca dopo le gesta belliche, ebbe una serie di disavventure dove in realtà si concesse delizie e incontri in tutto il Mediterraneo o quasi. E sembra che a Penelope disse “Amo’ scenno n’attimo a pija’ le sigarette…”.

Qui Circe tenne a lungo Ulisse nel suo talamo, avendo trasformato i compagni di lui in porci, da brava maga che era, e i due si divertirono come pazzi a lungo, tanto i cellulari non c’erano ancora, e Penelope tesseva la tela per non impazzire…

Si dice che il profilo del promontorio, osservato da sud, sia quello della Maga dormiente.

Stamattina sveglia con relativa calma, per nel porto di Nettuno. Colazione al bar del porto prima di salpare e nel bar la Prodiera nota un poster: “Mercoledì 8 Elezione di Miss Intimo nel piazzale del porto”, aggiungendo:

“Ti dice male, siamo in partenza!”

“Beh, potremmo sempre partire domani”, rispondo io, provando l’immediato dolore delle unghie conficcate nel costato, senza alcuna pietà dalla Prodiera…

“Va bene, partiamo oggi…” sono appena riuscito a sibilare, preso dal dolore e dalle risa della commessa del bar che si era gustata la scenetta. Prima ti provocano, poi ti puniscono, ah le femmes!

All’uscita dal porto, dopo aver comunicato con il VHF al Marina che stavamo partendo, ci dirigiamo verso SE, puntando verso Torre Astura, che già si vede in lontananza, a sei miglia.

Sembra esserci un buon traverso, per cui partiamo bene, mure a dritta e solito passo sui 5 nodi.

Vediamo scorrere il litorale da Nettuno in poi fino ad arrivare alla verdissima zona di Torre Astura. un bordo unico, che però, nei pressi del lato nord della torre, perde di velocità, perché Eolo deve aver deciso di riposarsi proprio in quel momento. Intanto notiamo schiuma a galla e meduse, quelle marroncine. Decidiamo allora di mettere motore, e scapoliamo la torre, che si protrae  in mare, quasi a sfidarlo. Ancora oggi il torrione, costruito su una isoletta unita alla terra da un ponte, resiste alle libecciate ed è mèta di gite in barca e lungo la spiagge adiacenti.

Ormeggiamo a sud della torre e finalmente ci tuffiamno per il primo bagno da quando siamo partiti. Acqua caldissima e trasparente su fondali sabbiosi di circa 4 mt, ottimi tenitori per la nostra ancora Trefoil. Ne approfittiamo  per fare qualche lavoretto mentre siamo all’ancora: riparazione dello spi forato e lavoro alla piastra del motore, fondamentale per il nostro fuoribordo. La piastra dopo la caduta del motore in acqua, si era svergolata, mettendo a repentaglio la stabilità del motore. Agendo sui tiranti e sui controdadi e mettendo dei nuovi punti di appoggio alla piastra, il motore sembra ben più saldamente al suo posto. Speriamo bene…

D’improvviso si alza una bella termica e dato che abbiamo ancora un po’ di miglia verso il Circeo, ne approfittiamo per alzare le vele e partire direttamente a vela, recuperando l’ancora e alzando le vele a farfalla, dato che avevamo il vento in poppa.

Ma Eolo e Nettuno, quando ci si mettono insieme, diciamo che sono una coppia dispettosa non poco. Il vento rinforza fino a oltre 16kt, il mare monta, non in modo eccessivo, ma con quell’onda al giardinetto che ti costringe a un grande lavoro di timone, per evitare di intraversare la barca. Insomma, oggi una bella fatica.

Il Circeo sembra non arrivare mai. Cerco di far camminare Perla al traverso, andatura più veloce e stabile, ma che ci allontana troppo dalla mèta. Il lasco è un valzer sulle onde, con frenate e ripartenze, quando l’onda solleva la poppa, facendo planare Perla, per poi frenare bruscamente, quando l’onda successiva non è così potente.

Poi finalmente eccolo da vicino, l’imponente Circeo, in tutta la sua magia!

 

Si fatica ancora non poco per andare prima verso il faro e poi oltre il porto, dove l’effetto catabatico del Maestrale sulle pendici del promontorio, scatena dei venti di ricaduta che addirittura girano a una bolina rabbiosa e improvvisa, dal lasco che avevamo. Perla sbanda, completamente invelata e le raffiche sono da 20 nodi almeno. Scarrello il trasto della randa, mollo la scotta e la barca si raddrizza. Per fortuna siamo arrivati, non avrebbe senso cambiare ora le vele. Ormeggiamo a vela, dopo aver ammainato il genoa, fatto un paio di virate sotto il naso dei soliti motoscafari e finito l’ormeggio in retromarcia con le sole vele, per tesare bene il calumo e far mordere l’ancora.

Bene, riposo meritato ora. Doccia con il nostro irrigatore, studio delle condimeteo dei prossimi giorni e soprattutto, pappa!!!

BV, marinai!

PS. in mare abbiamo recuperato una cassetta di polistirolo che vagabondava lontana dalla costa. Aiutiamoci a ripulire il mare di quello che possiamo raccogliere, anche al largo. E’ un nostro bene, difendiamolo!