Gli angeli panciuti di Ponza

10/08/2018

GIORNO 5

Ponza

21.00 (UTC+2)

Risveglio pigro, di quelli che ti ricordano i poteri magnetici della cuccetta, soprattutto se si è in compagnia.

Soffiano venti da NW, quindi lo stare sulla costa est ci dà ridosso e tranquillità.

Mentre “sughereggiamo” galleggiando pigramente, si avvicina un altro velista, a nuoto, tuffatosi dalla sua barca. Arriva sottobordo e fa “Ma io vi conosco! Mi ricordo di voi a un evento della Associazione Bianconiglio, a Roma!”. E’ Marco, skipper che aveva organizzato qualche mese fa una bella serata di racconti di vela e mostra fotografica delle avventure sulla sua barca, Namastè.

Incredibilmente, Marco è un profeta delle piccole barche. Ha avuto per anni un Piviere 660, un altro piccolo capolavoro della nautica italiana per il piccolo diporto, con il quale andare in giro ovunque.

Parlando della passione di andare per mare, del mio ebook “Sei per due – La vela possibile” e dello spirito con cui è stato scritto, Marco conveniva che le piccole danno molta più soddisfazione e maneggevolezza dei grandi barconi di 14 mt., a costi migliaia di volte più contenuti e soprattutto visitando gli stessi mari (almeno quelli nostrani).

Parlando poi del più e del meno, chiediamo a Marco un consiglio per gli approdi a terra qui a Ponza, visto anche che molte spiagge sono interdette e comunque non collegate con Ponza paese e noi dobbiamo fare cambusa e buttare i rifiuti.

“Appoggiatevi in banchina dal benzinaio, gli dite che buttate i rifiuti, vedrai che è molto gentile!”
Grande! Salutiamo Marco, con la promessa di vederci a un evento del Bianconiglio il prossimo 14 settembre, in cui viene messo in palio un weekend su Namastè, e ci prepariamo per entrare in porto, alla ricerca del benzinaio. La pompa è su uno dei pontili galleggianti e si nota subito sia grazie alle indicazioni avute sia per l’insegna. C’è giusto un posticino tra due barche già appoggiate in banchina. Arrivo ‘sguardato’ cioè in diagonale, così da sfruttare l’effetto evolutivo dell’elica in retromarcia per far accostare la poppa verso dritta alla banchina e al contempo arrestare l’abbrivo di Perla. Manovra perfetta! Peccato che arriva urlando già da 30 metri più in là il benzinaio…

“Che volete, andate via!” urla l’uomo che sembra un dobermann alla catena.

E Barbara timidamente “Dobbiamo solo scendere un attimo!”

“Nun se po’, io c’ho da lavora’!”

Ecco, questi sono quegli atteggiamenti che ti tengono lontano dai posti. Basta poco per offrire gentilezza e supporto. Tra l’altro mi domando se avessi dovuto fare benzina, dato che l’omino ci ha attaccato senza neanche sapere se avevamo intenzione di caricare le taniche… ha una sfera di cristallo con cui legge le intenzioni dei diportisti? Odia le piccole barche? Ancor di più quelle a vela che fanno il pieno con al massimo 30 euro?
Bah…

Torniamo innervositi verso un ancoraggio che troviamo a nord dello scoglio di Ravia, che chiude il porto di Ponza nel suo lato nord.

C’è onda, provocata dalle centinaia di barchini, tender, barche porta turisti. Sono quelle situazioni in cui tra la Prodiera e me la tensione si taglia con il coltello.

“Dovevi ormeggiare più là!”
“Più là dove? Ma sei l’hai scelto tu l’ancoraggio!”
“Più là e basta”.

La preoccupazione di Barbara era legittima: scendere sul canotto K65 della Decathlon, che usiamo come tender, con onda formata è una bella scommessa. Solo che parte la parte femminile contro l’orgoglio maschile del Comandante fanno scintille che arrivano fino in testa albero.

E’ amore, insomma.

Intanto un vecchino con cappello di paglia e pancia importante gironzolava in tondo su un gommone bianco e si gustava la scena.
“Ma perché questo fa la ronda così?” – pensavo…

Riusciamo a mettere “La Pinta” (il canotto) in acqua e con accortezza saliamo a bordo, carichi di sacchetti e borse stagne. E’ meno peggio di quello che poteva sembrare, anche se si balla al passaggio delle barche.

L’omino gira ancora… ma che vuole?

Noto che guarda verso l’alto, verso la sommità dello scoglio Ravia, dove c’è la casina bianca. Ci sono delle persone, che sta aspettando! Lo scoglio ha una lunghiussima scala metallica verticale che, dal pelo dell’acqua, porta fino in cima. C’è onda, quindi non può ormeggiarsi alla scala, perché il suo gommone sbatterebbe di continuo sugli scogli, per cui pazientemente aspetta girando in tondo.

“Beh, non è un killer, possiamo andare!” – dico sorridendo alla Prodiera.

Et voilà! La Pinta si muove verso il porto. A quel punto il vecchino dalla pancia importante, che aveva recuperato i suoi amici scesi dalla scala, si avvicina con il gommone e ci dice
“Girate intorno a questi scogli, c’è uno stretto corridoio di mare tra la roccia e le barche ormeggiate alle boe che vi porta alla spiaggetta di Santa Maria. Lì potete trovare alimentari, secchioni, bar.”

E’ la prima volta che incontro un angelo con la pancia importante e su un gommone! Il vecchino aveva sentito il nostro civile confronto tra un vaffa e un “ti lego all’albero” e ha capito che semplicemente dovevamo scendere a terra in modo tranquillo.

Grazie a lui in un attimo siamo spiaggiati con il canotto, trovato un nuovo buiolo bello robusto, così da rimpiazzare quello perso, abbiamo comprato cose buone per la cena e soprattutto imparato un ottimo ancoraggio che Perla, pescando pochissimo, può sfruttare molto bene, così da avere il corridoio vicinissimo. Certo, è un ancoraggio non da starci troppo, perché c’è movimento e quindi onda, ma uno di quei posti da segnare sulla carta.

La notte la passiamo un poco più a Nord, oltre la rumorosa spiaggia del Frontone, di nuovo a Cala Core.

Qui ormeggia sempre la nave cisterna e dopo qualche strillo dei marinai della nave che si chiamano urlando durante le manovre.

“Toto, Toto che fai? –

“Chiù a dritta, maronn!!!”

La nave viene ancora a prua, ma ormeggiata anche a terra con una lunga gomena, affinché non cambi posizione al variare del vento.

Scende il silenzio meraviglioso della rada.

E di notte, scopri un tappeto di stelle, quelle che in città non vedi e dimentichi. Quelle che ti ricordano che alzando lo sguardo verso il cielo, noi siamo meno di uno di quei puntini luminosi eppure ognuno di noi è un vero universo, complesso come una galassia. Vediamo le stelle cadenti, questo è il periodo migliore. Vediamo Marte, rosso come un guerriero alla pugna. Vediamo da Perla Nera cieli come non se ne vedono, perché l’andare per mare dona occhi diversi con cui vedere sé stessi, le cose e la natura.

In barca, il sorriso tra due velisti ha il sapore di gioia condivisa, tanto per dire.

BV, Marinai!