Perle di Ponza e salmoni

11.08.18
GIORNO 6
Ponza
20.25 (UTC +2)

Risveglio a Cala Core, poco a nord del porto di Ponza. Il tempo è buono e avendo imparato dove scendere agevolmente a terra a Santa Maria, decidiamo di organizzarci per una passeggiata in paese, con colazione in porto.

Dal punto di ancoraggio, salpiamo per avvicinarci quanto più possibile allo scoglio Ravia e a quello che io chiamo il ‘Papa’, uno scoglio che, vista dal lato nord, sembra la figura di un austero e anziano Papa, con tanto di mitra e stola, curvo sul suo bastone pastorale. Ricercando in rete, ho scoperto che c’era qualcuno a Ponza che voleva far scolpire lo scoglio per dargli ancor di più a sagoma del Papa e intitolarlo a San Silverio, il Papa santo patrono dell’isola. Giuro che la sagoma vista da quella prospettiva sembra potersi animare da un momento all’altro.

Solita rematina con il canotto Decathlon, la nostra ‘Pinta’, così si fa anche esercizio fisico, senza bisogno di ‘tapis rulant’ sul terzo ponte. Lasciamo la Pinta sulla spiaggetta di Santa Maria e ci avviamo verso la strada che porta verso il centro del paese.

Ponza è attraversata da tunnel, tanto arrampicato è il suo sviluppo sul lato est dell’isola. Quindi la strada che attraversa il paese e che da questo va verso il quartiere di Santa Maria passa in un lungo tunnel a senso alternato, regolato da un semaforo, dove i pedoni transitano su una corsia a loro riservata. Le case dai colori pastello della zona del porto sono meravigliose e il via vai di turisti, addetti ai barchini che fanno la spola tra il porto e le spiagge, locali e soggetti in cerca di fama sembra il brulicare di un termitaio.

Ne approfittiamo per incontrare un caro amico, Cesare De Luca, velista che ho incontrato più volte in regata nella zona del Circeo e che ora gestisce una agenzia turistica a Ponza, “Visit Ponza”. Con lui, davanti a un aperitivo, ci gustiamo sul lungo porto qualche momento di chiacchiere e ricordi e di approfondimenti sulla vita isolana. Di come, in un’isola, le attività si concentrino in quattro-cinque mesi l’anno, per poi rallentare molto durante il resto dei mesi. Molti si trasferiscono sulla terraferma, anche per permettere una maggiore facilità di studio per i figli, oppure, chi rimane, si gode la quiete e i ritmi più tranquilli in cui si lavora ma con la possibilità di ridurre il numero di giri del motore. Una riflessione che noi cittadini, presi dalla ruotina di criceto che ci avvolge, dovremmo fare qualche volta di più.

Tornando verso il gommoncino, ci fermiamo attirati dal profumo di una pasticceria… non amo i dolci, ma avevo letto che le pasticcerie di Ponza hanno delle specialità superlative. Quindi siamo entrati in una pasticceria e ci siamo trovati davanti a un ben di Dio di prodotti fatti nel laboratorio retrostante e scegliamo per le “PERLE DI PONZA”, una specie di bombolotto pieno di crema e ricotta, ricoperto di zucchero. Una ammaliante carezza al palato anche per i più scettici verso i dolci!

Torniamo su Perla, il vento rinforza e decidiamo di spostarci verso Cala Inferno, poco più a nord.
E’ l’imbrunire, c’è ancora luce ma in calo.

“Barbara, vai al motore, tiro su io l’ancora”, dico. Comincio prima a tirare sul il salmone, i sei chili aggiuntivi che caliamo appennellati al calumo dell’ancora.

La cima viene su facile. Recupero metri, ma… sono troppi questi metri! E soprattutto, perché non tira? Dentro di me penso “Oh, no! Speriamo che il salmone…”. Non faccio in tempo a finire il pensiero che mi ritrovo in mano il solo moschettone di recupero del salmone. I pesi non ci sono! La cimetta, che avevo notato un po’ consumata, ha ceduto e ora i pesi saranno da qualche parte a 8mt di profondità. E sta arrivando il buio.

Ho tre scelte:

1) Rimango ormeggiato dove siamo, ma senza pesi aggiuntivi. Aspettiamo una luce migliore domani mattina per immergermi e cercare i pesi sul fondo.
2) Con il GPS rilevo le coordinate, andiamo a ancorare altrove, in un posto più ridossato e domani ci cerca, tornando sul punto
3) Mi tuffo di corsa, sfruttando quello che resta della luce dell’imbrunire e sperando di trovare subito i pesi.

Opto per l’ultima, senza alcuna certezza di successo.

Barbara non capisce bene cosa stia succedendo, ma capisce quando mi vede indossare pinne e maschera. Ovviamente è partito l’incoraggiamento “Tanto non si vede nulla!”. Lì è scattata la molla della competizione: “Ah, non si vede nulla? Scommetti che li riprendo?”

Mi tuffo.

L’acqua in questo periodo a Ponza è caldissima, per fortuna. Seguo la linea d’ancora, pensando che i pesi, che lavorano appennellati alla catena, non possono essere lontani.

Dopo un primo giro nella luce sempre più fioca non vedo nulla, se non uno strano sasso grigio quadrato. Quadrato? Forse è uno dei pesi!!! Faccio un paio di iperventilazioni, spingo per la capovolta in verticale e scendo giù fino agli otto metri, compensando per evitare problemi ai timpani.

Afferro il sasso per controllare. Non è un sasso e non è uno solo: sono i tre piombi! Li ho trovati subito, bene! Li tengo stretti con la mano destra e risalgo a razzo verso la superficie.

Una volta a galla, cominciano i problemi. Sei chili concentrati in un cubo di piombo sono scomodi e faticosi da portare a nuoto. Molto. Sento il fiatone, sto per lasciarli andare giù di nuovo. Anche due anni fa era successa una cosa simile e mi torna in mente di usare la stessa tecnica che si usa nel salvamento, nuotando sul dorso, con il peso poggiato sul torace, mentre nel salvamento sul torace si porta la testa della persona soccorsa. La cosa funziona e porto i pesi fino a Perla, verso la rassicurante scaletta di poppa.

Passo il salmone da sottobordo a Barbara, ma ho bisogno di qualche istante per riprendere fiato.

Fino a quando non parte la benedizione della Prodiera:

“Ma che c’hai il fiatone?”

E lì, d’incanto, il fiato è uscito tutto di nuovo, per invitarla a gettarsi tenendo stretti i pesi, senza mai lasciarli, neanche sul fondo…

Riparato il sistema di aggancio con una cinghia sintetica, rafforzata da stroppini di rispetto.

Imparata la lezione che non appena c’è un lavoro da fare in barca, questo va fatto subito, senza aspettare un attimo di più!

BV, marinai!