Palmarola e il Paradiso

12.08.2018

GIORNO 7

19.00 (UTC +2)

Palmarola

“Buongiorno!” e poi giù di fischietto: Fiiiiiiiii, Fiiiiii!!!!!!

E ancora “BUONGIORNO” e Fiiiiii, Fiiiii!!!!!

Dormiamo beatamente nelle cuccette di Perla Nera quando siamo svegliati da qualcuno che attira la nostra attenzione con un penetrante “Buongiorno” e ancor di più con un fischietto suonato a perdifiato, di quelli da marina, a suono lungo.

“Eccola là, mi ha beccato la Guardia Costiera, forse vogliono vedere i documenti per via del fatto che abbiamo la bandiera belga”, pensavo mentrre cercavo di connettere il cervello al resto delle membra.

Esco in pozzetto ed era lui, Toto!

Toto è uno dei marinai della nave cisterna che è alla fonda nella rada di Cala Inferno a Ponza, dove eravamo ormeggiati.

“Scusate, dovreste spostarvi più in là, dobbiamo manovrare la nave”
“Sì, certo, subito”, dove il subito di prima mattina era come dire a un bradipo di correre i 110mt ostacoli.

Erano le 6.20.

Grazie a Toto decidiamo di andare a Palmarola, la più settentrionale delle Pontine, già di prima mattina.

Si parte, allora. La giornata è meteorologicamente tranquilla, quindi si va di motore, con il nostro Amilcare (il fuoribordo), che sta facendo un ottimo lavoro. Prima o poi dovrò far una modifica alla piastra, che così com’è fa lavorare troppo alta l’elica. Per il resto il nostro 4HP fa un gran lavoro.

Scapoliamo l’isolotto di Gavi e puntiamo verso il lato est di Palmarola, che dista circa 5 miglia, arrivando in Cala Forcina.

L’acqua di Palmarola è di una bellezza incredibile, dai riflessi smeraldo, cristallina, con calette meravigliose.

Peccato che anche qui ci siano molte interdizioni all’approdo sulle spiaggette, per via del rischio dei crolli delle pareti di roccia.

Nuotando con pinne e maschera, Barbara si accorge che l’ancora non ha morso bene sul fondo. Quello che sembrava essere un banco di sabbia, in realtà era un roccia ricoperta di un minimo strato di sabbia.

Salpiamo allora, per spostarci alla ricerca di un fondale più sicuro, puntando verso nord, fino alla cala dello scoglio Spermaturo (un solo giorno vorrei essere nella testa di chi dà i nomi a cale, scogli e faraglioni…).

Qui il fondale è ottimo tenitore, sabbia di buono spessore e 5 mt circa di profondità.

Gettiamo l’ancora trefoil  perfetta sulla sabbia, perché le sue marre “a paletta” si incuneano perfettamente su quel tipo di fondale. Diamo un calumo 5 volte la lunghezza della profondità dell’acqua, anche perché già di catena abbiamo 15 mt (che sarebbero già sufficienti con tempo buono per quel fondale), poi filiamo una decina di metri di tessile. Decidiamo di passare la notte in questo incanto, per cui, per abitudine, diamo fondo anche al salmone.

Non so come è il Paradiso e non penso di avere una prenotazione da quelle parti, ma credo che se lassù esistono i mari, abbiano i colori del mare di Palmarola.

Ci facciamo un aperitivo nel pozzetto di Perla. Il pozzetto del Meteor, a dispetto delle misure ridotte della barca, è molto spazioso. Perla era barca da regata, quindi ha qualche impiccio utilissimo che limita un pochino i movimenti nel pozzetto, tipo la barra di rinforzo del trasto della randa ma la vita in pozzetto fa sembrare questo piccolo gioiello più grande di quella che è.

Notiamo sui pendii delle pareti della cala una capra, candida, abilissima nello stare in equilibrio sugli scogli scoscesi e sulle pareti, sembra scendere verso l’acqua del mare. Poi ne scorgiamo un altro paio. Poi anche un paio di caprettini, sempre vicini tra loro, a metà tra il rincorresri e il farsi coraggio. Un intero gregge! Scendono verso le rocce a leccare il sale lasciato dall’acqua marina, mentre qualche umanoide cerca di avvicinarle con il tender, spaventandole. Tra i due soggetti, avete capito bene chi ha le corna sul serio…

A un certo punto le capre risalgono, ma una di loro rimane indietro. Il gruppetto l’aspetta e addirittura una delle capre si stacca dal primo gruppo per andare incontro alla capra più giovane che stava avendo difficoltà nel risalire. E fino a quando non sono state di nuovo tutte insieme, non si sono mosse.

Quando gli animali ci insegnano cosa è la solidarietà.

Cala il buio stellato ancor più che non a Ponza, dato che qui non ci sono luci di alcun genere, a parte le luci di fonda delle barche.

Nell’oscurità si sentono strani versi, a volte rochi, a volte acuti. Provengono dalla parete della cala e non riesco a distinguere se siano uccelli o mostri marini notturni, pronti ad affondare le nostre barche, lanciando fiamme dalle narici. Giuro che non sono versi di piacere dalle altre barche: so che lo avete pensato, malandrini…

Durante la notte mi sveglio e per abitudine esco a controllare, anche quando tutto è tranquillo.

E’ in quel momento che vedo una lunghissima stella cadente, una meteora.

Bella quasi come il mio meteor!

BV, marinai!