Temporali e tramonti

15.08.2018

GIORNO 10

Ferragosto

21.40 (UTC +2)

Dopo la nottata di corrida di ieri, il risveglio ripropone nuvoloni all’orizzonte e tuoni in avvicinamento. La cala del Frontone è piena di barche che cercano di svegliarsi dalla faticosa notte temporalesca e noi dobbiamo per forza di cose scendere a terra, dividendoci i compiti: Barbara in paese a cercare un gommone d’emergenza, io a supplicare una ricarica per i nostri cellulari presso i chioschi del Frontone, dato che la batteria a bordo è giù di carica e il pannello solare non vede sole da un giorno intero.

Per andare dal Frontone a Ponza, si prendono i battelli di servizio, di varie cooperative, che fanno la spola, con viaggio di andata/ritorno per 5€. Il problema è che il tempo sta peggiorando (di nuovo), e si spera che il servizio non venga sospeso. Ci facciamo coraggio e con quello che rimane del gommone “Pinta”, a nuoto e spingendo ciò che rimane di galleggiante dello stesso, portiamo a terra i rifiuti, i cellulari e relativi caricatori e la pecunia per il nuovo tenderino, qualunque esso sia. Io punto ai chioschi sulla spiaggia, Barbara si precipita a salire su uno dei barchini-spola, che sta arrivando al Frontone in quel momento. Non saremo in contatto per tutto il tempo, dato che i cellulari, pressoché morti, li ho tutti io per poterli ricaricare.

La Prodiera parte, io, in costume per via della nuotata dalla barca alla spiaggia, mi avvicino al primo chiosco e chiedo la cortesia di poter caricare i device, spiegando la situazione e cercando di impietosire i ragazzi che lavorano lì indicando Perla all’ancora. La cosa funziona e un ragazzo gentilissimo mi indica dove attaccare la presa multipla che avevo portato per caricare i tre cellulari. Peccato che comincia a piovere… Per fortuna il chiosco rimane aperto, anche se con alcune paratie di legno ne chiudono una parte, tanto con un tempo così non ci sono avventori. Silverio, così si chiama il giovane ponzese (San Silverio è il protettore di Ponza, fu Papa nel 500 e morì proprio a Ponza), è un ragazzo di 27 anni, grande lavoratore, che già ha girato Inghilterra e Germania per lavoro. Ora, nella sua isola, lavora per una struttura di un grande albergo che ha anche una appendice sulla spiaggia del Frontone. E’ lui che mi dà una mano e mi offre birra e tranci di pizza che stava condividendo con gli altri ragazzi dei locali, tutti riuniti sotto il chiosco a ripararsi dalla pioggia.

Il tempo peggiora e io tremo dal freddo. Non voglio tornare in barca, che tengo sotto controllo a vista, dato che ho i cellulari in carica al chiosco e non ho intenzione di bagnarmi di nuovo, quindi cerco, mentre chiacchiero con Silverio, di muovermi come un esagitato per scatenare un po’ più di circolazione sanguigna. Sembro un tarantolato. Barbara intanto non si vede. Ogni volta che arriva un barchino spero ci sia lei a scendere, ma niente.

Passano le ore, il tempo peggiora, i tuoni ci assediano e i cellulari lentamente si ricaricano. Allora chiacchiero con Silverio, che potrebbe essere uno dei miei figli. Si parla della vita a Ponza e di come una stagione così brutta da un punto di vista meteorologico sia un danno importante per chi vive di turismo. Il loro datore di lavoro, avendo anche altre attività, riesce a assorbire eventi del genere ma chi vive di iniziative più alla giornata subisce le conseguenze dei capricci del tempo. Che peggiora ancora. Arrivano i fulmini, e che fulmini! Ne cadono a decine, vicinissimi. La rada è colpita da saette e il mare si muove di nuovo. Guardo con preoccupazione Perla, che cavalca le onde all’ancora, come un purosangue che scalcia, tenuto per la cavezza. Fulmini, saette, tuoni, pioggia torrenziale. Cerco di ripararmi sotto l’angusta tettoia del chiosco, insieme agli altri ragazzi.

A un tratto, cadono quattro fulmini insieme, quasi una forchetta tra cielo e mare e poi un quinto che colpisce l’albero di una barca a vela, generando una palla di fuoco e una bella fumata in testa d’albero! Addio strumentazione, se non era stata staccata…

Niente, Barbara non si vede. E non si vedono neanche i barchini. Temo li abbiano sospesi. Bel guaio…

Intanto con Silverio si continua a parlare e scopro con piacere che è uno di quei ragazzi dalle idee chiare e dai valori che non si fermano all’abboccare a facili promesse e falsi problemi, con una sensibilità verso i più deboli che dà luce al cuore. Scopro che in mente ha bei progetti e anche questo scalda l’anima. Gli altri ragazzi chiamano il titolare, nella speranza di poter chiudere tutto e andare a casa, ma il capo dice che il tempo migliorerà verso le due e che quindi devono rimanere per aspettare.

Speriamo sia vero, che il tempo migliori!

Vedo un barchino arrivare, mentre tremo sempre di più, anche se la pioggia sembra diminuire. Niente, Barbara non c’è. Comincio a chiedere come raggiungere Ponza, anche se mi immagino, in costume olimpionico e sotto la pioggia, scalzo, provare a cercare una persona che non so neanche bene in che direzione è andata. Chiamerebbero la neuro. C’è un sentiero impervio, mi dicono, che dal Frontone arriva in strada e poi verso Ponza, ma con la pioggia è pericoloso sia a salire, come potrei fare io, sia a scendere, come potrebbe fare Barbara nel caso in cui avessero interrotto il servizio barchini.

Andiamo bene…

Arriva un altro barchino al Frontone. Scende una donna, mora. Quindi non è lei. Poi una ragazzetta con un grosso fardello. E’ Barbara, finalmente. Ancora piove, ma le corro incontro per aiutarla con il gommoncino che è riuscita a trovare. Poverina, è bagnata da capo a piedi e mi diceva che Ponza era praticamente un torrente in piena. Ci ripariamo ancora un po’ sotto il chiosco, riprendendo fiato e i ragazzi – degli angeli – ci offrono un caffè caldo.

“Missione” compiuta: cellulari ricaricati al 100% e nuovo tender, inguardabilmente arancione, a disposizione. Lo chiamerò “Class 40”, perché ha una forma a triangolo prua-poppa che mi ricorda le velocissime barche da regata di quella classe.

Lo gonfiamo, salutiamo con una prece “la Pinta”, remiamo con il nuovo gommone verso Perla e finalmente risaliamo a bordo, ad asciugarci e scaldarci. Da sotto coperta osservo il tempo fuori, mentre Barbara si rifugia in cuccetta per scaldarsi.

Finalmente esce il sole, proprio come aveva anticipato il titolare del chiosco. I colori cambiano, il mare si calma, la spiaggia si rianima. I barchini ora riversano turisti su turisti, è pur sempre Ferragosto! I chioschi riaprono, la musica riparte. La giostra gira di nuovo.

Ci riprendiamo ancora un po’ all’ancora, mettendo ad asciugare ciò che è troppo zuppo e controllando che tutto sia a posto. Il temporale ha mandato in tilt la luce di fonda, dotata di pannellino solare autonomo. Meno male che doveva essere IP44, cioè per esterni e resistente agli spruzzi. Va bene che sono piovute secchiate, però dovrò ripararla e renderla ermetica oltre quello che era la progettazione originale.

Decidiamo di andare a passare la notte in uno dei posti più belli di Ponza, Chiaia di Luna, sulla costa ovest.

Chiaia di Luna è un anfiteatro naturale dalle pareti altissime e chiare, che creano un abbraccio verso le barche in rada. Esposta a Ponente, è ben ridossata dagli altri venti, a meno di raffiche che cadono con violenza dalle pareti se tira Levante fresco. Ma in quel caso non monta onda, perché non avrebbe fetch sufficiente, ma solo sferzate di vento rabbioso. Recenti, drammatici crolli dalle pareti hanno portato le autorità a rendere interdetto l’accesso alla spiaggia, sia da mare, sia dalla galleria romana che collega la spiaggia con il centro del paese. Molte spiagge di Ponza sono interdette, purtroppo, il che impedisce il piacere di scendere nelle calette.

Arriviamo da sud, dato che dal Frontone (costa est) a Chiaia è il percorso più breve. Troviamo già un bel po’ di barche ma non in numero eccessivo. Perla, come sempre, si infila ovunque e si va a prendere un bel posticino in prima fila, lontano dagli altri e vicina abbastanza alla linea delle boe.

Caliamo l’ancora, ci si tuffa per un bagnetto, si assapora l’aperitivo e ci si alimenta del tramonto di quelli che sembrano disegnati.

 

Mentre ci godiamo l’atmosfera, parte la musica da un locale arrampicato sul versante sud della cala. Non bella musica, né a un volume decente. Pessima  disco a un volume da ricovero urgente per otite perforante! Va bene che è Ferragosto, ma almeno mettete musica degna di questo nome! Lo strazio dura fino alle 02.00 di notte, senza migliorare la qualità dei brani.

Ma Chiaia di Luna è talmente bella che tutto il resto passa in secondo piano.

PS. chi conosce il nome del disc jockey è pregato di comunicarmelo: lo lego per tre giorni davanti al mio impianto stereo e lo inondo di musica vera, a palla!

BV, marinai!