De otio in navicula

17.08.2018

GIORNO 12

13.30 (UTC +2)

Cala Core – Ponza

Nello scrivere questo diario di bordo sul blog, sto facendo ricorso ai miei appunti redatti su un quadernino. Di solito scrivo quotidianamente con l’uso di una tastierina collegata allo smartphone, ma l’impianto elettrico quest’anno ha fatto le bizze e mi ha imposto un uso molto parsimonioso dei device, dando priorità all’utilizzo ‘serio’: previsioni meteo e contatti con i figli.

Nello scorrere quindi gli appunti relativi al 17 agosto, trovo poche righe di geroglifici, “Core” (Cala Core) e “scesi a fare la spesa” e poi una parola veramente chiave: OZIO.

A proposito dell’ozio in barca, “de otio in navicula”, come direbbero i nostri saggi avi romani che di ozio se ne intendevano, può sembrare pigrizia. In realtà ha una funzione vitale e rigeneratrice, per il corpo e per la mente.

Gli antichi Greci usavano tre parole per indicare il tempo: Chronos, Kairos e Aion. Il primo è il tempo cronologico e sequenziale, quello che ci sfugge inesorabilmente.  Il secondo è “un tempo nel mezzo”, un momento nel quale “qualcosa” di speciale accade e siamo stati in grado di cogliere. Il terzo è il tempo eterno.

E’ Kairos il tempo che a noi interessa. Quel tempo che riusciamo ad afferrare e fare nostro, usandolo per ciò che ci piace, ciò che ci fa stare bene e ci fa migliorare come marinai e come persone. Programmare un momento di studio, un incontro, un meritato riposo, una veleggiata.

Cronos è malvagio, siamo noi a rincorrere lui, come quando nel mare in burrasca cerchiamo di resistere e speriamo di rientrare in un approdo sicuro il prima possibile. Lì ogni minuto ci sembra una eternità.

Kairos è il tempo amico, raffigurato con un lungo ciuffo frontale e proprio da quel ciuffo possiamo afferrarlo per farlo nostro, per prenderci i momenti di cui abbiamo desiderio e bisogno.

Oziare quindi vuol dire prendersi quel tempo, catturare quel Kairos, che ci permette di fare quei lavoretti sempre trascurati o di finire il libro che volevamo, o lasciarsi andare nella braccia di Morfeo, dio del Sonno, oppure semplicemente osservare ciò che ci circonda, con la mente libera, per imparare che da ogni elemento osservato può accendersi un’idea o una sensazione, aspetti che quando siamo troppo presi da Chronos dimentichiamo. Non insistete troppo nell’osservazione delle vicine di barca, perché le Prodiere picchiano duro…

L’ozio su Perla è variegato. La Prodiera dorme come pochi mammiferi al mondo, quindi è capace di turni di dormita anche di 12 ore. Vabbè, quelli la notte. Nell’ozio durante il giorno si aggira sui 90 minuti. Io di solito dormicchio a cicli di 20 minuti, magari estesi al massimo a un’ora, quando proprio tutto è tranquillo.

Magari ci si tuffa per rinfrescarsi, un numero di volte direttamente proporzionale al  caldo, o si suona – oziando –  la chitarra, sempre con molto pudore e sperando di non essere troppo ascoltati dagli altri. Spesso si fanno legature, impiombature, cuciture cioè si ripara quello che c’è da riparare (c’è sempre qualcosa da rimettere in sesto) o si migliora qualche manovra o attrezzatura, sempre a ritmi molto tranquilli. La Prodiera si cura i capelli, tra docce calde (tanica esposta al sole, super ecologica) e creme profumatissime perfette per attirare le zanzare su di lei. Spesso giochiamo a nascondino, chi vuole capire ha capito…

Si mangiucchia con pigrizia, preferendo frutta fresca o cose veloci. Tra l’altro noi preferiamo mangiare poco e spesso, così da evitare di essere senza carburante nella pancia e di “abbottarci” di troppo cibo (come si dice in romanesco).

Il bello è che si ozia ovunque e in tutte le posizioni, ma soprattutto su qualsiasi oggetto, dal duro al morbidissimo: sulle vele raccolte a prua, sulle panchette con i cuscini, senza cuscini, seduti, sdraiati, ipnotizzati dal venticello che si crea sotto il tendalino, sottocoperta sulle cuccette anche se sopra ci sono ammassate borse, beauty-case, libri, lampade… in navigazione sbandati o all’ancora.

Questa estate ho anche scoperto che, preso da botta di sonno improvvisa,  ranicchiarsi sul fondo del pozzetto, quando si è belli sbandati di bolina, dopo aver chiesto il cambio al timone, non è niente male. Si ozia bene pure lì! Nel tempo ho sviluppato tecniche di mini sonni al timone, dove chiudo gli occhi consapevolmente per qualche decina di secondi, quando proprio le palpebre non ce la fanno più, per poi riaprirli volontariamente dopo poco. Non è proprio ozio, ma quasi. Direi pennica… anzi mini-pennica.

Quindi, la lezione di oggi è: oziare è fondamentale e necessario, in un giusto equilibrio tra momenti tosti di navigazione impegnativa, momenti di ginnastica addominale (cioè mangiate) e, appunto, momenti di tempo da prendersi.

Il vero problema è che l’ozio lo decide Zeus. Se poco poco ha deciso che deve essere tutto un subbuglio, neanche la notte si dorme.

Quindi, per Giove, massimo rispetto!

BV, marinai!