Salvati da un salmone

L’ancoraggio in rada è sempre un momento delicato. Se ben fatto è il preludio di meravigliose nottate sotto le stelle, o anche momenti di resistenza a intense sventolate, dove l’ancoraggio fa il suo ottimo lavoro in attesa che il tempo migliori, aspettando che questo accada mentre si è ben ridossati. Per assurdo è delicato anche quando c’è calma piatta e assenza di vento, perché le barche, in questo caso, vanno ‘a spasso’ ognuna per proprio conto, secondo come gli va e senza regole, come animate da spiriti dispettosi…

Quando invece c’è aria, cominciano i giri di ruota, ampi in funzione del calumo calato con l’ancora, dove di solito si impreca per il calumo esagerato del vicino o troppo scarso in caso di vento fresco e onda, con barche che se ne vanno a spasso su ancore che arano, generando panico e corride in rada.

Senza entrare nel dettaglio tecnico dell’ancoraggio, tema molto ben affrontato da Alessandro Borgia nel suo bel testo “L’ancoraggio in rada” (Ed. il Frangente), che consiglio vivamente di studiare, vi dirò che noi seguiamo da anni un suo preziosissimo consiglio, che è quello dell’uso del salmone.

Niente panico! Ovviamente non è una pratica anti-animalista, né alla dr. Frankestein: non si tratta di una “salma” né di un pesce in grado di risalire la corrente dei fiumi dell’Alaska, ma di un peso aggiuntivo calato lungo il calumo della nostra àncora.

Come raccontiamo anche in “Sei per due”l’ebook sulla “vela possibile” che trovate sui principali siti di ecommerce, il “salmone” (qualcuno lo chiama anche pedagno) viene calato con una cima assicurata a un moschettone. Il moschettone scorre lungo il tessile del calumo principale e, alla sua base, ha assicurato i pesi che compongono il salmone. Nel caso di Perla Nera si tratta di 3 pesi da sub, ognuno di 2kg., ben serrati tra loro. Dopo prove di anni, abbiamo abbandonato la legatura con cimette (di solito da 3mm intrecciate), dato che l’usura della sabbia del fondo, quando non delle rocce, può tirare brutti scherzi, tranciando le cimette e lasciando sul fondo i pesi. Immergersi a -10mt per recuperare 6kg. di peso si può fare, ma non è del tutto divertente… Per questo utilizziamo ora una “cintina” in nylon con chiusura, come nella foto.

In questo modo l’àncora e il salmone operano come due ancore appennellate, con la differenza che il salmone non ha, ovviamente, tenuta sul fondo, non avendo marre. Il suo peso svolge comunque almeno tre importanti azioni:

  1. incrementa il peso di tenuta, aggiungendosi a quello sulla linea d’ancora
  2. genera un effetto ammortizzante sul calumo
  3. contribuisce a tenere basso il tratto terminale della linea d’ancora, in catena, permettendo all’àncora stessa di lavorare al meglio, limitando il rischio di spedare

Inoltre, su una barca piccola come il Meteor Perla Nera, la presenza del salmone potenzia la linea d’ancora. Per motivi di stivaggio nel gavone dell’ancora, usiamo infatti una Trefoil a marre pieghevoli da 5kg, quindi relativamente leggera. Il calumo ha circa 10 mt. di catena del 6mm e 30mt di tessile in nylon da 8mm. Il peso quindi non è l’aspetto più potente di questa linea, per cui l’uso del salmone ne aumenta la tenuta, fermo restando che la Trefoil sui fondali sabbiosi è una garanzia.

Solitamente, dato che spessissimo dormiamo la notte in rada, lo usiamo anche in condizioni di tempo buone, anche perché se c’è calma, limita il giro di boa, pur avendo sott’acqua più calumo  che entra in funzione in caso di rinforzo, tesandosi oltre la “presa” sul fondo del salmone. La sua presenza ci fa stare tranquilli.

Al salpare, issiamo prima a bordo il salmone, alando la sua cima e riponiamo il tutto nel gavone d’ancora. Poi issiamo l’ancora e si parte, di solito a vela se c’è aria decisa e spazio intorno per manovrare sul primo bordo.

Inconvenienti e suggerimenti imparati dall’esperienza:

  • controllare costantemente i legacci che serrano i pesi: ai primi segnali di usura cambiarli immediatamente, prima di doverli andare a ripescare sul fondo…
  • non appena il salmone tocca il fondo o raggiunge la testa della catena, evitare di filare altra cima, per evitare che il tessile dell’àncora e quello del salmone si intreccino malamente
  • al posto di pesi da sub si può usare un seconda ancora, di quelle a marre pieghevoli (es. ombrello) da calare chiusa, oppure una retina con dentro pesi o sassi adatti, oppure o i pesi a maniglia, come suggeriva un amico di Facebook
  • consiglio vivamente di usare moschettoni con ghiera, tipo quelli da alpinismo: un paio di volte il moschettone “normale” si è aperto sul fondo per via delle cime o di qualche roccia malandrina; quello con ghiera è molto più sicuro.

Buoni ancoraggi, dunque, intanto noi ci prepariamo delle ottime pennette al salmone, quello vero!

BV, Marinai!

mailto: jack@seiperdue.it