Un Meteor in Corsica – Cap. 1

Cap. 1 Sliding doors

Venerdì 2 agosto 2019, sono da pochi istanti scoccate le 17.

Galleggiamo da un po’ di ore nella rada di Porto Azzurro, isola d’Elba, un fiordo naturale profondo un paio di miglia e che offre un buon riparo da quasi tutti i venti.

Finalmente il cielo si è aperto e c’è un bel sole caldo, che ci massaggia il cuore. La Prodiera sta compiendo quelle alchimie che solo le donne marinaie sanno fare, e cioè il rito dei capelli, fatto di shampoo biologico, balsamo biologico, olio di sostanze esotiche, lunghi minuti di spazzolate… ora, noi rozzi pirati apprezziamo molto tutta questa grazia femminile, ma 5kg di prodotti e 62 minuti di trattamento sono certamente migliorabili, no?

In questa vacanza dell’Estate 2019 è il vero primo momento di pausa, dopo un correre continuo tra doveri professionali, figli, preparazione, previsioni meteo.

La partenza è stata un gioco di finestre, o meglio di sliding doors. Saremmo dovuti partire una settimana fa,  ma in quei giorni il tempo ha deciso di ricordarci come le condizioni climatiche siano davvero cambiate e come il surriscaldamento del nostro Pianeta sia un dato di fatto. Intorno a fine luglio abbiamo avuto fenomeni meteo intensissimi, purtroppo anche con delle vittime. A ovest della Corsica il sito meteo LAMMA ha usato i colori possibili per indicare onde di 6 metri, davanti al porto di Santa Marinella “solo” due metri e mezzo e trombe d’aria gravi con danni gravi, gravissimi più a sud.

L’innalzamento delle temperature genera fenomeni molto più intensi e la rottura degli equilibri che regolavano l’instaurarsi dell’Anticiclone delle Azzorre nell’estate europea, a Luglio e parte di Agosto. Le perturbazioni si inseguono, giocando a rimpiattino con momenti di calma piatta. Troppo piatta. Le classiche brezze estive, che iniziavano a soffiare introno alle 11 dal mare verso la terra, rinforzando nel primo pomeriggio per poi spegnersi al calar del sole, sono sempre più rare. Se non adottiamo tutti e subito comportamenti consapevoli e rispettosi del nostro Pianeta, tra qualche decina d’anni vivremo tutti in barca, visto come si stanno sciogliendo i ghiacci in Groenlandia.

Navigare quindi è un gioco di sliding doors tra perturbazioni, ricerca di ridossi, piani di rotte in funzione dei giorni di bel tempo e il prossimo arrivo di maltempo.

Per questo motivo, non essendo partiti quando avremmo voluto, siamo poi partiti a razzo il mercoledì successivo, a metà pomeriggio, dopo aver capito da Lamma, Windy e Meteo Consult Marine che ci sarebbero stati due giorni di “buona”, prima di un’altra sventolata, quella di oggi, appunto.

Quindi in fretta e furia, dimenticando anche varie cose a casa, tra cui i miei boxer (evviva il costume adamitico!) e le magliette tecniche (quelle che dovrebbero lasciar traspirare la pelle e dopo l’uso puzzano come un cane bagnato…), siamo partiti da Santa Marinella, dopo aver fatto il pieno di carburante, di acqua e della cambusa.

Prima tappa, Cala Galera, 38 miglia di navigazione tutte d’un fiato.
Viaggio tranquillo, tra momenti a motore e momenti a vela, tenendo sempre una media di circa 4 nodi, non male per una piccola di 6m, come Perla Nera. Barbara, la Prodiera, è ormai bravissima a condurre, il che mi lascia spazio per regolare di fino le vele e per fare lavoretti a bordo in navigazione, come per esempio controllare la nuova centralina dei pannelli. La vecchia batteria è quasi morta, per fortuna che la nuova va benissimo e il fatto di avere due circuiti autonomi e separati ci dà garanzia di disporre di parsimoniosa energia per i cellulari e per gli altri aggeggi elettronici.

Piano piano, scende la sera. La ciminiera di Montalto di Castro sembra osservarci minacciosa, anche perché, per un gioco di prospettive, quando si è nei paraggi sembra di non avanzare mai, tanto lei è sempre lì immensa, simbolo degli scempi del territorio, sempre lì, che sembra trattenerti e non volerti far veleggiare. Anche con i colori attenuati dal crepuscolo, quel mostro ti osserva… E’ un tratto di navigazione che abbiamo fatto mille volte eppure questa sfida ricorre ogni volta.

Scende il buio, come una coperta. Accendiamo le luci di via e si crea quell’atmosfera magica per cui il parlare diventa sottovoce, il caldo dei maglioni e dei pantaloni lunghi un abbraccio nel pozzetto di chi è di turno al timone. Osserviamo il cielo e d’incanto ritroviamo le costellazioni e le stelle cadenti, che le luci delle città ci rubano ogni sera. E non ce ne ricordiamo mai… un spettacolo meraviglioso: il Gran Carro, il Piccolo Carro, Orione, Cassiopea, la via Lattea, un’altra stella cadente e un’altra ancora. Ne conto tre.

Cominciamo a vedere i bagliori del faro di Porto Ercole, siamo perfettamente in rotta. Ci lasciamo guidare dalle luci del faro e da quelle, via via più visibili del paese e, poco più a Est, di Cala Galera, dai potenti fari della sua rada. Un leggero vento da sud ha creato un po’ d’onda che ci spinge a poppa. Non c’è luna, quindi sembra di navigare nell’inchiostro di china. Siamo a motore, per non rallentare sulla tabella di marcia e la scia generata dal nostro passaggio del motore è l’unico bagliore che si vede.

Finalmente arriviamo in fase di atterraggio, seguendo sul plotter la rotta per evitare di ritrovarci nel campo di allevamento ittico che è proprio sulla nostra rotta verso la rada di Cala Galera e puntiamo alla rada che ben conosciamo. Indossando le lampade frontali, potentissime, e usando una torcia da sub con luci al LED che è un vero e proprio faro, ci accorgiamo che la rada è ben affollata e un bel po’ di barche non hanno la luce di fonda e sono anche barche di grandi dimensioni! In una notte senza luna è un vero pericolo. Non si finisce mai di scoprire quanti idioti vadano per mare fregandosene delle più elementari norme di sicurezza e rispetto del Codice della Navigazione…

Ormeggiamo a mezzanotte in punto e ci tuffiamo in cuccetta, visto che avevamo mangiato in navigazione, come spesso ci accade e quindi la stanchezza ci ha sopraffatto.

All’indomani, sveglia alle 5.20, partenza alle 5.55, direzione Porto Azzurro. Sono 48 miglia. Un bel ‘tiro’. Scapoliamo Capo Avoltore, scorgendo la bassa sagoma di Giannutri e, accostando a dritta verso rotta NW, cominciamo a vedere il Giglio, la nostra isola più amata, che per ora, mai successo prima, ignoreremo. Se ci fermassimo, rischieremmo di perdere la finestra di tempo buono, prima dell’arrivo di una bella botta da sudest seguita poi in un giro di 180 gradi da Maestrale. Ciao Giglio, magari passiamo al ritorno!

Si va un po’ di motore un po’ a vela, il vento non si decide a fare il suo dovere. Vediamo le isole scorrere sulla nostra rotta: Giglio, Montecristo, Formiche e vediamo la sagoma dell’Elba, la terza isola per grandezza, dopo Sicilia e Sardegna. La navigata va via tranquilla, con cambi di turno al timone, dormitine, insalate fatte al volo e musica dalla radio. Sale il vento, finalmente! Alziamo il genoa, mentre la randa era già a riva, dato che la teniamo quasi sempre alzata anche a motore per dare stabilità e limitare il rollio e in un attimo si vola a 4.5 nodi, poi 5, 5 e 2… lascio timonare a Barbara, brava nelle boline, dato che la barca tiene bene l’assetto e non è troppo sbandata. Devo solo aprire i carrelli del genoa, per farlo sventare un poco verso la penna. C’è un po’ d’onda, quindi lascio le vele ‘grasse’ per dare più potenza e tocchiamo i 5.7. Il problema, in queste situazioni, è che la Prodiera non lascia più il timone. Decenni di insegnamenti a una ex windsurfer per poi ritrovarti ad aver creato un mostro che ringhia se le chiedi di prendere la conduzione!

Ci vogliono condizioni più impegnative, allora lì sì che lo molla!

Prego Eolo sottovoce, ma evidentemente non vuole ascoltarmi neanche lui e così arriviamo all’imboccatura di Porto Azzurro, dove i soliti giochi di venti creano effetti da tubo di Venturi all’entrata.

Ammainiamo il genoa e entriamo a motore, superando il porto e cercando il punto in rada che ben conosciamo, accanto alla spiaggetta e le scalette. E’ bello, quando si naviga da un po’, ritrovare i luoghi che hai conosciuti anni addietro e che sono dei punti di riferimento certi nel tuo navigare.

Sono distrutto. Dopo 11h30’ di navigazione gettiamo l’ancora in rada. Un po’ di telefonate ad amici elbani e parenti che arriveranno all’Elba e cenetta premio, a bordo.

Poi la Prodiera, quando già ero quasi tra le braccia di Morfeo, dice, “Scendiamo? Andiamo a fare una passeggiata in paese”?

Non rivelo le grida gutturali in romanesco antico, con vena sul collo gonfia del sottoscritto verso la malcapitata, adducendo alla mia stanchezza, al ricorso a capricci, alle ore di navigazione fatte, ai calli ai piedi, alle stagioni che non sono più le stesse, allo spread in salita e alla TASI e alla AS Roma senza più Totti e De Rossi!

Gliene ho dette quattro e ovviamente siamo scesi come voleva lei, la passeggiata è stata piacevole e quando siamo rientrati mi sono addormentato in tre nanosecondi così come ero vestito, fino alla mattina seguente, senza neanche cambiare posizione. Una specie di tutt’uno uomo-cuccetta, essere marino mitologico e neanche troppo raro, cha al risveglio, osservandolo in viso, non riesci a capire dove finisce il cuscino e dove inizia il naso.

Oggi è stata una giornata dispettosa, vissuta all’ancora ballando già dalla notte, con scirocco fastidioso che nel fiordo di Porto Azzurro entra attutito, tentativi di pioggia, sferzate più decise, ma mai impegnative.
Controllando i vari meteo, sapevamo che sarebbe migliorato e così è. Ora si sta veramente bene, il cielo è quasi sgombro dalle nuvole che oggi lo hanno infastidito a lungo ed è giunto il momento per un tuffo, visto che stasera si cena in paese con amici e serve una bella rinfrescata, altrimenti sarò io a puzzare di cane bagnato.

E, rotolando verso la Corsica, non possiamo presentarci come pirati appestati!

 

(cont.)